Il cliente che arriva è davvero quello che volevi?

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Il cliente che arriva è
davvero quello che volevi?

Reception di una struttura ricettiva con vista sull'ingresso (immagine generata con intelligenza artificiale)Immagine generata con intelligenza artificiale

Chi vuoi davvero nelle tue camere? Se la risposta che ti viene è “un po’ tutti: coppie, famiglie, chi viaggia per lavoro”, non sei l’unico. È quello che risponderebbe la maggior parte degli albergatori. Ma è anche il motivo per cui la comunicazione, poi, non funziona.

Perché “un po’ tutti” non è una risposta: è un modo per non scegliere. E una struttura che non sceglie a chi parlare, finisce per non parlare a nessuno.

Fai una prova. Guarda chi entra dalla tua porta in questo periodo, non chi immagini: chi c’è. Da dove arriva, quanto resta, cosa fa la sera. Due cose salteranno fuori: che non sono affatto tutti uguali (quasi sempre ci sono uno o due tipi di ospite che tornano più degli altri) e che spesso non sono quelli che avresti immaginato. Perché intanto che tu dicevi “un po’ tutti”, l’ospite reale è cambiato per conto suo.

E qui sta il punto. Che l’ospite sia cambiato, di per sé, non è un guaio: può essere perfino un’occasione, un mercato nuovo che non avevi visto. Il guaio è un altro: non accorgersene. Andare avanti a comunicare come se in camera ci fosse ancora l’ospite di prima, quando ormai ne è arrivato un altro.

Prendi la cena in struttura. Se continui a spingerla come hai sempre fatto, ma l’ospite che arriva adesso vuole soprattutto vivere il territorio (mangiare nei posti tipici, fare un’esperienza, scoprire la zona), la domanda sbagliata è “perché non si fermano a cena da me?”. Quella giusta è “sto dando all’ospite che ho davanti quello che cerca davvero?”. Perché quello che cerca (un consiglio su dove andare, cosa vedere, quale esperienza vale la pena) tu ce l’hai. E lo dai volentieri, quando l’ospite scende a chiedertelo in reception. Il punto è proprio questo: arriva solo se lo chiede, e solo a chi lo chiede. Tutti gli altri restano senza, e a volte te ne accorgi solo dalla recensione.

Fermati un attimo e chiediti una cosa:

La tua struttura sta comunicando
al cliente che ha, o al cliente che vorrebbe avere?

Qui si nasconde una cosa sottile, che spesso sfugge perché è un po’ controintuitiva. Seguimi.

Quando si imposta la comunicazione, si inizia quasi sempre dalle foto, dal sito, dai colori. Si cura la facciata: come appare la struttura, non a chi deve parlare. All’estetica, non alla sostanza.

Ma una comunicazione bella, curata, professionale, se non sai a chi la stai rivolgendo, è come una vetrina perfetta in una via dove non passa il tuo cliente. La vedono in tanti. Si ferma chi non fa per te.

Ed è qui il lavoro che quasi sempre si salta: capire con precisione chi è il cliente giusto per la tua struttura. Non “chi potrebbe prenotare”: quello è chiunque, ed è un altro modo di dire “un po’ tutti”. Parlo del profilo esatto della persona giusta per te (in gergo, l’avatar): chi è, cosa cerca, cosa la fa stare bene da te, cosa la fa scegliere. È da lì che nasce tutto il resto: le foto giuste, le parole azzeccate, le cose giuste da mostrare.

Questo profilo, poi, non è scolpito nella pietra. Cambia. L’ospite giusto per te oggi non è detto sia lo stesso di qualche anno fa: cambiano le provenienze, le abitudini, quello che la gente cerca da una vacanza. Se il profilo che hai in testa resta fermo mentre l’ospite si muove, ti ritrovi di nuovo a parlare a qualcuno che non c’è più. Per questo ogni tanto va riguardato.

E scoprirlo è più semplice di quanto sembra. Se hai già una storia alle spalle, le risposte ce l’hai in casa: ascolta gli ospiti che sono stati bene da te (chi erano, cosa cercavano, cosa hanno apprezzato) e rileggi le tue recensioni con occhi nuovi. Chi ti scrive, spesso, ti sta dicendo esattamente chi è e cosa è venuto a cercare. Se invece parti adesso e le recensioni non le hai ancora, le stesse risposte le trovi dove i tuoi potenziali ospiti già si raccontano: i gruppi, i forum, quello che scrivono online.

E allora, concretamente? Pensa all’ospite che, quando arriva, ti fa dire “ecco, questa è gente per cui è fatta la mia struttura”. Quello che apprezza le cose che fai meglio, non ti chiede quello che non hai, riparte contento e lo scrive. L’hai già avuto. La domanda è: la tua comunicazione è costruita per attirare lui, o per non scontentare nessuno? Perché finché cerchi di piacere a tutti, lasci che sia il caso a decidere chi entra. Nel momento in cui scegli, tutto il resto (foto, parole, servizi in evidenza) inizia a lavorare per portarti quello giusto.

Se ti va di capire chi è il cliente giusto per te, e se lo stai raggiungendo, dal sito fino alla camera, parliamone

Ma scegliere chi vuoi, e dirglielo, non basta ancora. Perché quell’ospite, in questo momento, sta guardando anche altre strutture. E deve capire, in pochi secondi, perché fermarsi proprio da te.

Un motivo per sceglierti, però, devi ancora darglielo.

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